ATHOS
FACCINCANI
“Tripudio
di luce e
colore”
1
– 30
settembre 2009
Athos
Faccincani ci
conduce in
luoghi
meravigliosi
dove la mano
dell’uomo ha
saputo
conservare
l’incanto
della natura.
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"Luci
su
Venezia"
60x80 olio su
tela
Quotazione
5.600,00
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"Un
racconto
intorno a
Positano e ad
un terrazzo
fiorito"
120x150 olio su
tela
Quotazione
20.000,00
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"La
scala verso la
piccola cupola
blu"
60x120 olio su
tela
Quotazione
9.000,00
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Terrazzo
a Santorini
30x60 olio su
tela
Quotazione
3.600,00
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"Rose
e la
cupola"
50x30 olio su
tela
Quotazione
3.200,00
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Lilium
a Portofino
50x30 olio su
tela
Quotazione
3.200,00
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VASO
DI FIORI ROSSI
A POSITANO
20X30 olio su
tela
Quotazione
2.000,00
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VISITA
LA MOSTRA
1
– 30
settembre 2009
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biografia
Il maestro
Athos
Faccincani
nasce a
Peschiera del
Garda il 29
Gennaio 1951.
Negli anni
63-64 , ancora
tredicenne,
inizia a
frequentare lo
studio del
Maestro Pio
Semeghini;
frequenta poi
le scuole
tecniche ed è
sempre più
presente,
intorno agli
anni 67-69,
negli studi
veneziani di
Novati, Gamba,
Seibezzi.
Sempre in
questo
periodo,
conosce a
Brescia
Ottorino
Garosio e
Angelo Fiessi.
Scriveva
Cesare Marchi:
“…per
accontentare
la madre che,
come tutte le
madri, sognava
per lui una
quieta
professione
borghese,
s’iscrisse
all’istituto
per
ragionieri. Si
alzava alle
quattro, per
fare i
compiti. Il
pomeriggio lo
consacrava
alla pittura
frequentando
lo studio del
vecchio
Semeghini e
quando si
diplomò a
pieni voti e
già la mamma
trafficava per
trovargli un
posto in
banca, le
procurò un
altro
dispiacere
correndo a
Venezia, a
iscriversi
all’Accademia
delle belle
arti.
Per mesi visse
d’arte e di
panini,
cliente
affezionato
delle più
note latterie.
Fece il
piccolo di
bottega a
Guidi,
Seibezzi, a
Marco Novati.
Angelo Gamba
lo faceva
alzare di
buon’ora
perché
andasse a
vedere
l’alba.
“L’ho
vista ieri”
si difendeva
il giovanotto,
cui difettava
il cibo, non
il sonno.
“Ricordati
che ogni alba
è diversa
dalle
precedenti”
rispondeva il
maestro,
“non solo
perché cambia
il giorno, ma
perché
cambiamo
noi”. Dopo
una dozzina di
levatacce,
scrisse alla
madre
informandola
che mai e poi
mai sarebbe
entrato in
banca. Come
era possibile
stare curvi
dietro uno
sportello a
timbrare
assegni avendo
gli occhi
colmi di
gabbiani e
d’albe
lagunari? “
Nel 1970
terminati gli
studi, il
giovane Athos
si dedica
all’equitazione
con grande
entusiasmo e
contemporaneamente
alla pratica
della pittura
fraternamente
aiutato da
Nantas
Salvalaggio.
In quegli anni
il suo spirito
di
osservazione,
ormai
disincantato,
lo pone di
fronte al
primo,
doloroso
impatto con la
realtà
sociale e i
suoi problemi.
Comprende che
la vita è
fatta anche di
emarginazione,
dolore,
carceri e
malavita.
Sente forte il
bisogno di
partecipare in
prima persona
al clima
d’impegno
civile e
diviene
paladino degli
handicappati,
dei poveri,
degli
assistiti.
Le sue tele,
in un
indirizzo
artisticamente
rivolto
all’enigma
del sentimento
umano, ai suoi
drammi e alle
sue
contraddizioni
, riassumono
colori
melanconici e
sofferti nella
rappresentazione
di figure
impegnate. Lo
studio culmina
con lo
sviluppo di
dipinti sulla
“Follia
delle
attese”, e
sulla
Resistenza: le
sue Personali
ricevono la
visita del
Presidente
della
Repubblica
Sandro Pertini.
Nel 1980, dopo
un percorso
ricco di
avvenimenti
artistici e
letterari
inizia un
periodo di
rigenerazione
interiore, di
ricostruzione,
col passaggio
in breve tempo
dalla figura
al paesaggio.
L’attenzione
è rivolta
inesorabilmente
alla natura
che Faccincani
ama nella sua
sacra totalità,
diventando suo
unico modello.
Vi è un
mutamento
radicale del
suo
atteggiamento
esistenziale e
stilistico
passando alla
produzione di
immagini di
chiara
derivazione
impressionista,
dai colori
puri e accesi,
tesi alle
motivazioni
culturali del
2000: la luce,
il sole ed il
racconto
semplice.
E’ una
pittura
testimone di
gioia e di
serenità, nel
contesto del
recupero del
figurativo e
dei valori
interiori.
Scrive
Salvalaggio:
“come tutti
gli
estrosi…..
Faccincani ha
avuto periodi
arrovellati di
talento e
sregolatezza.
Ha vissuto e
vagabondato
con il meglio
e il peggio
dell’umanità:
ha dipinto
vecchi
alcolizzati,
pezzi da
novanta,
prostitute di
boulevard e
zerbinotti
della
“mala”.
Per capire
fino in fondo
quelle
trasgressioni
e quelle
disperazioni ,
ha ascoltato
le storie dei
ladri e le
malinconie dei
beoni. E’
per questo che
recuperi nelle
sue tele tanto
la violenza
che la
tenerezza.
E’ un urlo
che affiora da
un’umanità
vinta,
mescolato a un
trillo di un
merlo giovane,
alla musica di
un torrente
primaverile.
La sua
ispirazione è
fresca, a
volte
addirittura
ingenua, in
un’epoca
avara di
emozioni e di
passioni,
Faccincani non
ha paura di
commuoversi e
di commuovere,
di ridere e di
far sorridere.
Maledetto
ragazzo, si
sente che per
lui il mondo
ha sempre
qualche cosa
di stregato, e
con i suoi
colori riesce
a trasmetterti
quella
dolcissima
stregoneria.”
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